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Prime Esperienze

Villa del peccato 3 - La timida liceale


di the_extension
22.07.2026    |    260    |    0 9.3
"Quando Alessio tirò fuori la mano lentamente, un grosso rivolo di umori colò subito fuori dalla figa gonfia di Lara, scendendo lungo le sue cosce esili..."
La giornata proseguiva e il sole del pomeriggio filtrava debole dalle persiane chiuse. Alessio si muoveva per la villa come un predatore annoiato.
Era un uomo massiccio, 39 anni, ex muratore, con braccia gonfie di muscoli, mani grandi e callose, e un carattere rozzo che non aveva mai imparato a domare. La quarantena lo stava già facendo impazzire: troppa gente, troppo poco spazio, e troppe ragazze giovani che giravano mezzo svestite per il caldo soffocante.
I suoi occhi si posarono su Lara.
La ragazza biondina di 18 anni stava scendendo le scale della cantina con una torcia in mano. Indossava solo una maglietta oversize grigia che le arrivava a metà coscia e un paio di mutandine bianche semplici. I capelli biondi erano legati in una coda disordinata, e il suo corpo esile sembrava ancora più delicato sotto quella luce fioca.
Alessio aspettò qualche secondo, poi la seguì in silenzio.
La cantina era più fresca rispetto al resto della villa, ma l’aria era comunque pesante, impregnata dell’odore di umidità, legno vecchio e conserve. Le luci di emergenza proiettavano ombre lunghe sugli scaffali.
Lara si era chinata per prendere alcune scatole di pelati dallo scaffale più basso. La maglietta le era salita sulla schiena, scoprendo completamente le mutandine bianche tese sul suo piccolo culo sodo e pallido.
Alessio si fermò all’ingresso della cantina e rimase a guardarla per quasi un minuto intero. Il cazzo gli si stava già ingrossando nei pantaloni.
«Serve una mano?» chiese con voce bassa e roca.
Lara sobbalzò, voltandosi di scatto. Quando lo vide, arrossì violentemente e si tirò subito giù la maglietta.
«No... grazie, Alessio. Ce la faccio» rispose timidamente, abbassando lo sguardo. Eppure non si mosse.
Alessio scese i tre gradini e si avvicinò lentamente, occupando lo spazio stretto tra gli scaffali. Il suo corpo massiccio sembrava riempire tutto lo spazio.
«Sei sicura?» disse, fermandosi a meno di un metro da lei. «Sembri così piccola per portare queste casse pesanti.»
Lara deglutì. Sentiva l’odore forte e maschio di sudore di lui. Fece un piccolo passo indietro, ma lo scaffale le bloccava la fuga. Il suo respiro si era fatto più rapido.
«Davvero... non serve...» mormorò, ma la voce era incerta.
Alessio allungò una mano e le tolse delicatamente la torcia, posandola su uno scaffale in modo che illuminasse debolmente entrambi.
«Lo sai che siamo chiusi qui dentro da giorni?» mormorò, avvicinandosi ancora di più. «E che probabilmente ci resteremo per settimane... forse mesi.»
Lara annuì, mordendosi il labbro inferiore. I suoi occhi saettavano tra il viso di lui e il pavimento.
Alessio le posò una mano grande sul fianco, sopra la maglietta. Le dita stringevano appena, possessive.
«Una ragazza carina come te... chiusa qui con uomini come me e Roberto. Non hai un po’ paura?»
Lara rimase in silenzio per qualche secondo. Poi, con voce bassissima e tremante, sussurrò:
«Un po’... ma non solo paura.»
La mano di Alessio scese lentamente, passando sotto l’orlo della maglietta. Le dita callose sfiorarono la pelle liscia della coscia, risalendo fino a stringerle una natica da sopra le mutandine.
Lara tremò, ma non si allontanò. Anzi, il suo respiro si fece più profondo.
«Alessio...» mormorò, incerta.
«Shhh.» Lui si chinò sul suo collo, inspirando il suo odore dolce di ragazza giovane. «Sei già tutta sudata. E non solo per il caldo, vero?»
Con l’altra mano le afferrò delicatamente il mento, obbligandola a guardarlo. I suoi occhi erano duri, affamati, ma anche carichi di desiderio.
Lara aveva le guance in fiamme. Esitò solo un istante, poi annuì piano, quasi impercettibilmente.
Alessio sorrise lentamente, un sorriso scuro e soddisfatto. Sentì che la resistenza di Lara stava cedendo.
«Dimmi la verità» sussurrò, sfiorandole le labbra con il pollice. «Ti eccita l’idea di stare chiusa qui dentro con me, vero?»
Lara abbassò gli occhi, mortificata, ma le sue cosce si strinsero leggermente. La voce uscì flebile, quasi impercettibile:
«...Un po’ sì.»
Quella confessione sembrò liberare qualcosa dentro di lei. Alessio la sentì tremare.
Le fece scivolare una mano tra le gambe, accarezzandola da sopra le mutandine. Il tessuto era già caldo e umido.
«Sei bagnata» mormorò con voce roca. «Lo vuoi anche tu, piccola.»
Lara annuì timidamente, il viso paonazzo per la vergogna. Non riusciva a guardarlo negli occhi, ma non si ritraeva. Anzi, quando le dita di Alessio premettero più insistentemente sul suo clitoride attraverso il cotone, un piccolo gemito le sfuggì dalle labbra.
Alessio abbassò lentamente i pantaloni della tuta. Il suo cazzo grosso, spesso e già completamente eretto saltò fuori, pesante e pulsante davanti al viso di Lara.
La ragazza lo fissò per qualche secondo, gli occhi spalancati. Era intimidita dalle dimensioni, ma non riusciva a distogliere lo sguardo.
«Inginocchiati» disse lui, questa volta con tono più morbido ma comunque autoritario.
Lara esitò solo un istante, poi lentamente si abbassò sulle ginocchia sul pavimento freddo. Il suo respiro era accelerato, le mani tremavano mentre le appoggiava sulle cosce muscolose di Alessio.
«Brava...» mormorò lui, accarezzandole i capelli. «Lecca.»
Lara tirò fuori la lingua timidamente e passò sulla cappella grossa e calda. Il sapore era forte, salato, virile. Chiuse gli occhi e continuò a leccare, prima con esitazione, poi con crescente curiosità. Alessio gemette di piacere quando lei aprì di più la bocca e prese la cappella tra le labbra.
«Così... piano. Usa la lingua sotto.»
Lara obbedì. Iniziò a succhiare dolcemente, muovendo la testa avanti e indietro, prendendo sempre più cazzo nella bocca calda e bagnata. La saliva le colava lungo il mento, ma non si fermava. Sentiva il proprio corpo tradirla: la figa pulsava, bagnandosi sempre di più.
Alessio le teneva una mano sulla testa, guidandola con dolcezza ferma, senza forzarla. Godendosi ogni singolo secondo.
Dopo alcuni minuti di quel pompino lento e bagnato, la fece alzare. La girò delicatamente verso lo scaffale e le alzò la maglietta fino alla vita. Le abbassò le mutandine fino alle ginocchia.
Le sue dita callose le aprirono le natiche, rivelando la fighetta minuscola, rosa e luccicante di eccitazione.
«Cazzo... sei proprio fradicia» ringhiò con approvazione, passando due dita tra le labbra gonfie. «Sei vergine?»
Lara annuì, arrossendo ancora di più.
«Allora dobbiamo prima far divertire questa fighetta, voglio che sia lei a volermi». Dopo queste parole iniziò a masturbarla con dolcezza con le dita. Lara rimase pervasa da quelle nuove sensazioni che un uomo vero e maturo le stava dando. Si avvicinò alla sua mano con il suo corpo ed iniziò a baciarlo appassionatamente. Ne uscì un bacio prolungato soffocato dai gemiti della ragazza che diventavano sempre più dolci e involontari. Il suo piccolo culo pallido tremava a ogni movimento, mentre i seni piccoli premevano contro la maglietta.
Lara stava provando delle sensazioni che nemmeno nelle sue notti sole nella sua cameretta mentre si toccava timidamente la sua figa le aveva mai fatto provare. Queste sensazioni la facevano sentire come se fosse proprietà di Alessio in quel momento, come se solo lui potesse farla sentire così.
«Vuoi venire sulla mia mano?» le chiese con voce roca.
Lara annuì freneticamente, ormai persa nel piacere.
«Sì... ti prego... sto per venire...»
L’orgasmo la colpì pochi istanti dopo. Il corpo esile si irrigidì, le gambe tremarono violentemente mentre la figa si contraeva con forza attorno alla mano di Alessio. Un gemito lungo e soffocato le uscì dalle labbra mentre veniva, bagnandolo ancora di più.
Quando Alessio tirò fuori la mano lentamente, un grosso rivolo di umori colò subito fuori dalla figa gonfia di Lara, scendendo lungo le sue cosce esili.
Le tirò su le mutandine con cura, dando una leggera pacca sul suo culo.
«Brava ragazza» mormorò, baciandola con passione. «Ti è piaciuto questo pomeriggio? Sai, potranno esserci tanti altri momenti come questo visto che saremo qui.»
Lara annuì con le guance arrossate «Voglio passare ogni momento con te. Voglio conoscerti per bene. Non so perché ma mi fai un effetto che non mi so spiegare. Quando son con te tutto si ferma, e il piacere è l'unica cosa che importa. Vorrei vedere se anche tu provi lo stesso e se riuscirai a farmi provare anche altro.»
Alessio, che in cuor suo in realtà aveva fatto quelle azioni solo allo scopo di divertirsi, colse la palla al balzo e diede ragione a Lara immaginando a ciò che poteva nascere con una relazione di una bella 18enne inesperta.
Si ricomposero in silenzio, sistemando abiti e respiri. Alessio le sfiorò un’ultima volta la guancia con il pollice, un gesto possessivo e stranamente tenero. Poi risalirono insieme le scale della cantina, il corpo di Lara ancora percorso da leggeri brividi.
Quando emersero nella luce più calda del piano superiore, l’aria della villa sembrò più densa, più complice. Nessuno li aveva visti. Ma qualcosa era cambiato per sempre. Nel silenzio ovattato della quarantena, il seme della corruzione aveva trovato un nuovo terreno fertile, pronto a germogliare nei giorni e nelle notti che li attendevano.
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